Il vascello è pronto. Era dall’alba che osservavo il viavai dei marinai e nessuno era stato con le mani in mano: chi aveva portato le scorte in cambusa, chi aveva controllato le vele e la tenuta delle sartie; anche il mozzo Jack aveva fatto la sua parte tirando a lucido il ponte di comando e la cabina del capitano.
Sì, lui va sempre trattato meglio, perché si deve al capitano se tutto in mare fila liscio. Il nostro, poi, non è certo uno qualsiasi, incute timore già in volto: sotto il cappello porta sempre due micce pronte da accendere alla vista del nemico, i suoi occhi sono assetati di conquista e tenebrosi come il colore della sua inconfondibile barba incolta: ne sono certo, Barbanera sarà certamente uno dei più temibili pirati di sempre.
Il mio nome è Roger, sono salito sulla Queen Anne’s Revenge, la nave di Barbanera, e vi racconterò storia e leggende di pirati e corsari.
Ma adesso silenzio! Mi accovaccio a prua e ammiro le vele gonfiate dal vento, che ci spingeranno verso il mare aperto.
Il flagello dei mari
Bisogna essere onesti: i pirati sono sempre esistiti, anche prima del grande Barbanera, e sono stati temuti da tutti!
Viaggiare tranquilli fra l’Antico Egitto e Atene o fra Damasco e Roma? Impossibile!
Già
anticamente le isole del mare Egeo, con le loro mille insenature, erano
invitanti nascondigli per i pirati, predoni di mercantili e di città
costiere. Lo stesso Polifemo, il gigante mangiatore di uomini descritto
da Omero nell’Odissea, al vedere la nave di Ulisse vicino alla costa
esclamò: «Stranieri, chi siete?... Andate così vagando come fanno i
pirati che mettono a rischio la vita propria e portando danno agli
altri?».
I pirati antichi erano poi abili mercanti, depredavano e
rivendevano grano, olio, anfore, gioielli e materiali preziosi: tutte
ottime merci per guadagnare denaro facilmente.
La domanda allora
sorge spontanea: come facevano a prevalere sulle flotte avversarie?
Fattore sorpresa e velocità: le galee dei pirati erano molto più
veloci dei pesanti mercantili e di molte navi da guerra.
Contro di
loro si riversarono nei secoli il re assiro Sennacherib (VII secolo
a.C.), Alessandro Magno (IV secolo a.C) e il romano b, che nel 67
a.C. allestì un’intera flotta costituita da trireme (vedi sotto) munite
di un rostro a prua per affondare i vascelli nemici. Erano vere e
proprie navi caccia-pirati, che riuscirono a uccidere 10.000 pirati e a
catturarne altri 20.000. Interessante anche la storia del re persiano
Shapur II (309-379 d.C.), detto Zulaklaf, “signore delle spalle”,
perché secondo la leggenda forava le spalle dei pirati catturati e le
legava come se fossero perle di una collana.